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La rivista

Dancalia Express, tra deserti di sale e vulcani

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Sul lato orientale del grande acrocoro dell’Etiopia si sviluppa la vasta depressione della Dancalia (grande quasi metà dell’Italia), un deserto atipico formato da sabbie, colate di lava, vulcani attivi e spenti, manifestazioni vulcaniche secondarie, laghi salati ed enormi distese di sale che costituisce uno dei luoghi più caldi e inospitali della terra, oltre ad uno dei punti più bassi sotto il livello del mare (-155 m), dove si ha la sensazione di trovarsi su un altro pianeta e non nel cuore dell’Africa orientale, a non eccessiva distanza dalle acque del Mar Rosso. Il realtà il nome esatto dovrebbe essere Triangolo di Afar, e riguarda parte del territorio di Djbuti, Eritrea ed Etiopia, mentre Dancalia è il nome della sola regione settentrionale etiope, anche se in letteratura prevale da sempre quest’ultimo. Ma anche un luogo estremamente affascinante per gli amanti dell’avventura, dell’esplorazione geografica e dell’ignoto, del tutto sconosciuto dalle carte geografiche fino ad 80 anni fa e dove ancora oggi non risulta facile avventurarsi e neppure scevro di pericoli (tanto che occorre andare con agenzie specializzate in convoglio e con permessi, accompagnati da guide locali e scorta armata e ci si può accampare soltanto presso i posti di polizia), dove si può riscontrare meglio di qualsiasi altro posto i risultati di sconvolgenti avvenimenti geologici del passato e quelli in preparazione per il futuro. Qui infatti si incontrano e si scontrano tre diverse placche tettoniche in continua espansione (uno degli unici due casi al mondo) e qui entra in Africa la Rift Valley, la fossa tettonica lunga seimila km che dalla Siria va fino al Mozambico e porterà un giorno alla separazione del continente in due tronconi. In questo deserto di lava e sale non piove praticamente mai, da sempre, la temperatura in estate arriva ai limiti della sopportazione umana (temperature medie di 34,5°C, ma con punte record fino ad 81), l’unica acqua potabile proviene da profondi pozzi in quanto i laghi sono tutti salati o salmastri e l’unico fiume si perde evaporando nelle sabbie. Viene da chiedersi come in presenza di simili condizioni ambientali estreme possano sopravvivere una stentata vegetazione con alberi di acacie, euforbie e dracene, una fauna peculiare con asini selvatici, zebre di Gravy, gazzelle, orici, struzzi e otarde e, soprattutto, come possano viverci gli afar, una scorbutica popolazione di pastori nomadi che rimediano il pasto allevando capre e cammelli e estraendo e trasportando sull’altopiano lastre di sale. Come scrive il National Geographic “il posto più crudele sulla faccia della terra”. Fino al 1928 risultava inesplorata: venne attraversata per la prima volta da una spedizione italiana che impiegò 4 mesi e il sacrificio di 5 uomini; tutti i numerosi tentativi precedenti erano finiti miseramente per le condizioni climatiche e la feroce ostilità degli afar. Sicuramente in un lontano passato le condizioni non dovevano essere però così proibitive, se hanno permesso la vita a Lucy, l’australopiteco fossile considerato il più antico antenato umano vecchio di 3,5 milioni di anni, scoperto presso Hadar assieme ai resti di scimmie antropomorfe risalenti a 10 milioni di anni fa e a quelli di elefanti, coccodrilli e ippopotami fossili. Nonostante queste premesse ambientali poco lusinghiere, la Dancalia rappresenta un luogo di enorme fascino, che ad un viaggiatore colto e curioso ha parecchio da offrire. Dalla capitale Addis Abeba si attraversa una serie di villaggi famosi per i loro coloratissimi mercati e si scende nella depressione fino al lago Afrera, uno specchio di acque verdi salate circondato da colate di basalti neri e da sorgenti termali situato 100 m sotto il livello del mare. Si raggiunge facilmente il vulcano Erta Ale, il monte che fuma, il più spettacolare di una serie di crateri attivi a bassa quota allineati lungo una faglia, uno dei quattro luoghi al mondo dove è possibile ammirare a cielo aperto un lago di lava in perenne ebollizione a 1.200°C, in quanto questo fenomeno avviene di solito nelle profondità marine. La visione notturna della lava incandescente, proveniente da una frattura della crosta terrestre, costituisce uno spettacolo unico e straordinario. Attraverso sporadiche oasi di palme dum e colate di lava si arriva al lago Assale, lago mobile salatissimo che si sposta con i venti, e al cratere vulcanico di Dallol, un universo minerale di sorgenti geyseriane che producono stupendi laghetti con incredibili concrezioni e cristalli di cloruri di potassio, sodio e magnesio dai colori psichedelici, in un intenso afrore di zolfo. Il vulcano più basso del pianeta ha anche costruito una distesa di guglie dalle diverse forme e dimensioni e dai colori intensi, quasi a formare una città fantasma e fantastica di roccia. La contigua Piana del Sale è un’immensa pianura salina di 1.200 kmq lunga 200 km, un arido e rovente deserto di salgemma a perdita d’occhio, dove da sempre afar e tigrini estraggono blocchi di sale che trasportano poi sull’altopiano etiope con enormi carovane di dromedari, composte anche da duemila quadrupedi. Lo storico egiziano Kosmos scriveva nel VI sec. che i re di Axum scambiavano il sale con l’oro. Non risulta affatto un caso che la Dancalia possieda uno dei maggiori depositi salini della terra. In lontane epoche la depressione costituiva infatti un braccio laterale del Mar Rosso; poi sconvolgimenti geologici bloccarono l’accesso del mare e il lago evaporò, lasciando sul fondo strati di salgemma spessi da mille a tremila metri. Si risale quindi per 2.000 m l’altopiano assieme alle bibliche carovane del sale per raggiungere infine la regione del Tigray e il capoluogo Mekele (la Macallè italiana), da dove in volo si rientra ad Addis Abeba, per una visita alla città e al suo pregevole museo antropologico e etnografico.

 

Per saperne di più:

www.viaggilevi.com

 

 

Boemia: il triangolo d'oro delle terme

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ph credits: Visit Czech Republic

Le località più celebri -al tempo stesso luoghi di cura, mete turistiche, centri culturali e città mondane- sono quelle del cosiddetto Triangolo termale della Boemia occidentale: Karlovy Vary (o Karlsbad), Marianske Lazne (o Marienbad) e Frantiskovy Lazne (o Franzensbad).

Karlovy Vary è la più antica, fondata da Carlo IV. Oggi rinomata località turistica, è bagnata da ben 12 sorgenti principali e 200 secondarie e vanta un nuovissimo centro per l’idroterapia. L’acqua termale zampilla nelle hall degli hotel e nei parchi e non è raro vedere chi passeggia da una fonte all’altra con una tazzina al collo per la cura idropinica. La scienza conferma che le acque di Karlovy Vary, ricche di sodio, bicarbonato e solfato sono prodigiose contro diverse affezioni, dai disturbi digestivi al diabete, dall’obesità ai disordini del metabolismo, dalla gotta alle difficoltà del sistema motorio… Nelle cure si ricorre anche a fanghi, impacchi e bagni. Nell’elegante albergo Carlsbad va di gran moda la Spa Suites: coccole e trattamenti di coppia, personalizzati, nell’intimità di locali termali riservati ad uso esclusivo. Marianske Lazne, fondata agli inizi del XIX secolo e circondata di boschi, è un gioiello di architetture liberty e neoclassiche il cui fascino non si è mai sbiadito nei secoli. Le prime fonti furono scoperte addirittura nel XVI secolo e oggi se ne contano almeno 100 tra città e dintorni. La composizione delle acque varia molto e quindi sono diverse anche le indicazioni mediche: qui si curano fegato e vie urinarie, sistema linfatico, disturbi neurologici, apparato digestivo, diabete, affezioni respiratorie generiche, difficoltà motorie e problemi dermatologici. Queste sono le terme apprezzate anche dai patiti del golf, punta di diamante dell’offerta per esempio dell’hotel Esplanade, giudicato dagli utenti di Tripadvisor al secondo posto tra i migliori alberghi al di fuori di Praga per il 2014. Frantiskovy Lazne è la più piccola. Eppure la più “grande”, premiata come miglior stabilimento termale ceco dal punto di vista medico. Graziosa cittadina ricca di verde e ornata di aiuole fiorite, Frantiskovy Lazne conserva intatte le atmosfere dei primi ‘900, con i tipici edifici e padiglioni in stile neoclassico. Suo fiore all’occhiello sono le sorgenti di acqua alcalina, i fanghi ricchi di zolfo e ferro e i gas naturali, tutti impiegati con successo nel trattamento di disturbi cardiovascolari, problemi a muscoli e articolazioni, malattie ginecologiche e infertilità e nella riabilitazione dopo l’infarto.

Sempre in Boemia occidentale, non va poi tralasciata Jachymov, prima stazione termale al mondo a impiegare il radon per scopi terapeutici. Ai piedi dei Monti Metalliferi, la località deve il suo successo ai minatori che nei primi anni del ‘900 scoprirono nelle miniere di uranio un ricco giacimento di radon, gas radioattivo prodotto dal decadimento dell’uranio appunto. I bagni in acqua radioattiva, pompata in profondità per riempire le vasche delle terme, alleviano dolori e malattie articolari, aiutano nella riabilitazione post-operatoria, stimolano la circolazione sanguigna e migliorano il sistema immunitario. Le terme di Jachymov sono efficaci anche contro diabete e disturbi nervosi.

Teplice è il centro termale più antico di tutta l’Europa Centrale: quest’anno compie ben 860 anni. Al proprio attivo, oltre duemila anni di esperienza e tradizione nel restituire salute e benessere. Il ritrovamento di monete romane e gioielli celtici testimoniano il passaggio di antichi popoli noti per la loro passione per le terme. A cavallo tra XIX e XX secolo, Teplice era nota come la “Piccola Parigi” o il “Salotto d’Europa”. Non sorprende quindi che di qui siano passati teste coronate, Goethe, Beethoven, Wagner, Chopin e Listzt. Le acque benefiche di Teplice vengono impiegate nella cura dei problemi dell’apparato motorio, del sistema circolatorio e dei disturbi nervosi. Qui già gli antichi insegnavano a godere dei piaceri della vita e quindi a celebrare l’importante anniversario delle Terme di Teplice saranno fiumi di birra e stuzzicanti specialità gastronomiche offerte a chi acquisterà lo speciale pacchetto enogastronomico confezionato per l’occasione. Altro vanto boemo sono le terme di Lazne Kynzvart, vera oasi di salute per bambini. A 780 metri di altitudine, immersa nella foresta, la località è caratterizzata da un microclima particolarmente salubre. Il contesto ideale per curare le affezioni delle vie respiratorie dei piccoli. E infatti Lazne Kynzvart in questo campo è accreditato come il miglior stabilimento termale di tutta la Repubblica Ceca.


Per saperne di più:

www.czechtourism.com/

 

I mercatini di Natale a Düsseldorf tra shopping e divertimento

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Dal 19 novembre al 23 dicembre la città celebra l’Avvento con cinque diversi mercatini – un’occasione per dedicarsi allo shopping di Natale.

 

Acquisti ai mercatini…

Sono ben 210 le casette in legno e i colorati stand che compongono ogni anno i mercatini di Natale di Düsseldorf, distribuiti per la loro vastità in cinque aree del centro città. Curiosando qui e là, fermandosi ad ammirare gli artigiani al lavoro e tra una pausa con caffè e biscotti o un bicchiere di vin brûlé si può trovare un po’ di tutto: dalle decorazioni per l’albero di Natale e la casa agli oggetti in legno e vetro soffiato, dai dolci allo zenzero, mandorle e cannella per un regalo gastronomico ai must per l’inverno – guanti, sciarpe e berretti. Ovunque regna un’atmosfera festosa, tra luci soffuse, profumi di spezie e cori natalizi. Nella piazza principale di Düsseldorf, la Marktplatz, le bancarelle si armonizzano nello stile e nei colori con la bella facciata rinascimentale del municipio. All’Engelchenmarkt, invece, l’atmosfera si ispira ai primi del novecento e all’art nouveau, in linea con l’elegante pavillon di Heinrich-Heine-Platz, capolavoro dello Jugendstil con figure di angeli e fiori in ferro battuto, riprodotte anche nelle bancarelle riccamente illuminate. Al mercatino di Flingerstrasse lo stile muta ancora, perché qui l’architettura degli stand si rifà alle eleganti case borghesi della città vecchia. Ulteriori sorprese attendono i visitatori al mercatino di Schadowplatz, allestito di fronte all’avveniristico complesso commerciale Kö-Bogen, e allo Sternchenmarkt, che occupa la corte della Wilhelm-Marx-Haus con casette illuminate da decine di stelle e cristalli.

…e nel regno dello shopping

Una visita ai mercatini di Natale di Düsseldorf si combina piacevolmente con lo shopping pre-natalizio tout court. Il capoluogo del Nord Reno Vestfalia possiede una fra le migliori offerte commerciali della Germania, ed è famosa ben oltre i confini nazionali per le sue boutique e le strade dello shopping. Il luogo più celebre per il fashion e il design è la Königsallee: qui, su un boulevard arioso e raffinato, si alternano grandi hotel, gallerie d’arte, bar, ristoranti ricercati e vetrine esclusive, dove i fashionisti potranno trovare brand come Armani, Gucci, Prada, Chanel o Jil Sander. Il nuovo complesso Kö-Bogen, ideato da Daniel Libeskind e situato proprio alla fine della centralissima Königsallee offre il contesto perfetto per fare acquisti in un’atmosfera elegante e di design. Chi è alla ricerca di qualcosa di diverso e alternativo può scegliere di passeggiare tra le vie di Flingern, il quartiere cittadino più trendy per abitare, vivere e fare shopping. Qui si susseguono atelier di fashion designer, oreficerie artigiane, gallerie d’arte, studi di pittori, ma anche bar, locali e caffè. Non tutti sanno che Düsseldorf ospita una delle comunità giapponesi più numerose d’Europa: in Immermannstraße e nelle vie limitrofe si trovano boutique di design e arredamento, librerie, gastronomie e alimentari con prodotti rigorosamente nipponici. E naturalmente, sia qui che in diverse altre aree cittadine, non mancano sushi bar e ristoranti giapponesi di ottima qualità.

Visite guidate* e divertimento assicurato

Durante i fine settimana dell’Avvento a Düsseldorf si può partecipare al tour guidato dei mercatini di Natale a cura dell’ente del turismo cittadino: il giro, che dura circa due ore, termina con un goloso assaggio di cioccolata, dolcetti e Glühwein (adulti 12€; bambini fino a 13 anni 6€., tutti i venerdì e il sabato alle 16.00). Per fare un tuffo nel misterioso passato basterà invece seguire il tour con la sentinella notturna che accompagna turisti e curiosi attraverso le stradine della città vecchia (adulti 11€, bambini fino a 13 anni 5,5€, tutti i venerdì alle 20.00 e il sabato alle 18.00 e alle 20.00). Per soli adulti, ma perfetto per entrare nella più autentica atmosfera cittadina, è invece l’ Altbier Safari*, un tour guidato che porta i partecipanti a scoprire cinque micro-birrerie artigianali di Düsseldorf, per provare la famosa Altbier (adulti 24,5€, mercoledì, giovedì e venerdì alle ore 18.00; sabato alle ore 15.30 e 18.00; domenica alle 15.30). Per la gioia di grandi e piccoli, durante i mercatini di Natale a Düsseldorf è anche possibile fare un tour sull’enorme ruota panoramica Wheel of Vision allestita da fine ottobre a inizio gennaio in Burgerplatz o sul carosello originale dei primi del secolo scorso in Marktplatz. Per gradi e piccoli, il divertimento è assicurato.

Per saperne di più:

www.duesseldorf-tourismus.de

 

 

Birmania: etnie sconosciute di Sud-Ovest

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La Birmania, o meglio il Myanmar, vive un rapporto ambiguo con il turismo. Da un lato questa nazione che occupa l’occidente della penisola indocinese governata da oltre mezzo secolo da una giunta militare stupida e feroce, attira visitatori per la straordinaria ricchezza dei suoi monumenti religiosi e per il carattere calmo e serafico dei suoi abitanti, impregnati di distacco buddhista, i quali hanno un senso del tempo piuttosto diverso dal nostro: mentre noi lo divoriamo, loro lo assaporano. Dall’altro lato l’opposizione politica chiede, con una richiesta discutibile, a tutti i democratici stranieri di non visitare il loro paese per non portare valuta pregiata ad un governo totalitario. Il risultato è che quanti vi si recano si limitano alla zona centrale, quella classica delle antiche capitali lungo il fiume Irrawaddy, ignorando tutto il resto, come le stupende spiagge, le isole e le barriere coralline del sud-est, praticamente vergini, che non hanno proprio nulla da invidiare alla confinante Thailandia. Altra zona negletta quella del sud-ovest, occupata dagli stati del Rakhine (o Arakan) e del Chin, aperti al turismo solo negli ultimi anni e con alcune limitazioni, al confine con Bangladesh e India orientale e affacciati sul golfo del Bengala con spiagge altrettanto intonse e invitanti. L’isolamento di questa regione dovuta alla presenza, sia ad ovest che ad est, di catene montuose alte oltre 3.000 m, ha fatto si che svolgesse un ruolo secondario nella storia della nazione, subendo maggiori influenze provenienti dall’India che non dalla Birmania, con una densità piuttosto bassa. Per entrambi l’unica stagione accessibile risulta l’inverno, da ottobre a febbraio, in quanto poi fa troppo caldo umido, a cui seguono le piogge monsoniche. Come nel resto del paese, la popolazione costituisce un vero caleidoscopio di etnie, con origine, provenienza, storia, lingua, costumi e stili di vita differenti.

Lo stato costiero del Rakhine è abitato dagli Arakan, discendenti da mercanti e marinai indiani qui approdati nell’VIII° sec. fondando i primi regni indu-buddhisti, oggi contadini o pescatori che si dichiarano i più ferventi buddhisti del sud-est asiatico e che vi hanno costruito splendidi templi in stile bengalese. Qui le lancette dell’orologio sembrano essersi fermate, la vita scorre lenta e la calma regna ovunque sovrana. Si tratta di un popolo puritano e moralista, con uno stile di vita semplice e rigoroso, dove parecchi sono vegetariani e pochi bevono alcool, tutti si sposano vergini, illegali prostituzione, omosessualità e droga; in compenso donne anche assai anziane fumano pipa e sigari enormi. Tutti, uomini e donne, indossano il longyi, una specie di gonna lunga che costituisce l’abito nazionale. Sono in perenne conflitto, anche armato, con il governo centrale e con la minoranza bengalese e musulmana, costretta spesso a riparare nel confinante Bangladesh. Da non perdervi le monumentali rovine di Mrauk-U, uno dei siti archeologici più suggestivi della penisola indocinese. Più a nord le donne delle tribù Thet portano infilati nei lobi delle orecchie dei bastoncini d’argento, spessi più di 1 cm, come protezione dai demoni. Nelle fitte foreste settentrionali vivono leopardi, cervi, scimmie, cinghiali e orsi, lungo i fiumi e le coste formazioni di mangrovie popolate da coccodrilli e uccelli acquatici. A nord si estende, ai confini con l’India di nord-est, il montuoso stato di Chin, di difficile accesso per mancanza di strade, di cui si sa poco anche perché interdetto agli stranieri fino a pochi anni fa. Sappiamo che a metà del 1500 fu conquistato dai Birmani e a fino 1800 dai Britannici; l’indipendenza solo nel 1974. E’ abitata dai Chin (detti anche Kuki o Mizo), popolo tibeto-birmano migrati dalla Cina nell’VIII° sec., un tempo animisti e oggi in maggioranza cristiani. Il loro isolamento li ha salvati dalle dominazioni medievali di Bagan e di altri regni birmani; valorosi guerrieri, hanno combattuto con l’esercito coloniale britannico e oggi godono di autonomia dal governo centrale. Vivono di una misera agricoltura, con forte emigrazione. Ancora più a settentrione sorgono alcuni sparuti villaggi isolati di Naga, tribù tibeto-birmane provenienti dal confinante Nagaland indiano. Oggi sono cristiani pieni di tatuaggi e di piercing, ma fino ad un recente passato erano tagliatori di teste.
 

Un possibile itinerario parte da Sittwe, raggiunta in volo dalla capitale Yangon, una delle rare città del Rachine, capoluogo nel delta del fiume Kaladan e porto peschereccio, dove il tempo sembra essersi fermato al 1946, quando se ne andarono gli inglesi. Da qui con navigazione fluviale si raggiungono, in un suggestivo paesaggio tra risaie e noci di cocco, i resti di Mrauk-U, ultima grande capitale del regno Arakan fondata nel 1430 da un saggio re in una posizione strategicamente ideale, solcata da parecchi canali. La città crebbe prospera e si arricchì di importanti edifici per tre secoli e mezzo, tanto che la sua fama giunse anche in Europa, fino alla conquista di un re moghul indiano prima e di uno birmano poi. E un devastante terremoto nel 1784 fece il resto. Tra i suoi 70 monumenti da non perdere il Tempio delle 80 mila immagini, per il numero sterminato di statue, diversi monasteri e pagode, il palazzo reale. Importanti anche i vicini resti di Vesali, capitale del regno di Arakan tra IV e VIII sec. Bagan, sito Unesco sul fiume Irrawaddy, con i suoi 5.000 edifici religiosi di mattoni rossi risalenti all’ XI-XIII sec. quando erano ben 13.000, costituisce il cuore antico del Myanmar, capitale di un regno enorme e epicentro culturale e religioso: per la visita c’è solo l’imbarazzo della scelta. Da qui in fuoristrada si raggiungono le località montane di Mindat e Kampelet, nei cui dintorni vivono diversi sottogruppi della minoranza etnica chin, famosi per gli elaborati tatuaggi facciali delle donne e per la singolare abitudine di suonare il flauto con il naso. Conclusione nella capitale Yangon, la vecchia Rangon, caotica città portuale fluviale dove si mescolano vari stili: vittoriano, cinese, birmano e indiano; da non perdere il Grande Buddha sdraiato, lungo 70 m, il quartiere cinese e la Shwedagon pagoda, uno straordinario monumento artistico e di fede che da solo meriterebbe un viaggio.

Per saperne di più:
www.viaggilevi.com

 

Kerala insolito : Munnar e le piantagioni di tè


ph credits kerala tourism

di Silvana Carminati - ph. credits: Thanks to Kerala Tourism

Se il Kerala è conosciuto in tutto il mondo per le backwaters, il Kathakali e la medicina Ayurvedica, immaginate invece un Kerala color smeraldo fatto di una distesa di colline di un fitto ed intenso verde: eccovi  nella regione di MUNNAR.
Si tratta della più grande regione dell’India del Sud in cui si coltiva il tè.
Il percorso per raggiungere l’area di Munnar inizia da Kochi (Cochin) in cui si può prendere un bus o noleggiare un auto e percorrere i 120 km che separano dalla cittadina dei monti Ghati.
Il viaggio sarà lungo; come ogni spostamento in India, dovrà far conto del traffico caotico dei villaggi che si attraversano finché, salendo verso le montagne, si aprirà un inaspettato panorama  collinoso di un verde uniforme e intenso come di un’infinita distesa di muschio.
Ai lati della strada uomini, apparentemente oziosi, attendono appoggiati ai tipici tuc tuc (taxi a 3 ruote). Nei campi donne cariche di sacchi di foglie di tè lavorano senza pausa. La sera toglieranno le tele cerate con cui si proteggono dai rami appuntiti dei cespugli, consegneranno il raccolto e verranno pagate proporzionalmente al numero dei sacchi raccolti.
Il villaggio di Munnar giace a circa 1600 m in una parte dei Ghati occidentali conosciuta come High Ranges. Il nome Munnar (che significa 3 fiumi in Tamil) deriva dalla sua localizzazione alla confluenza di 3 fiumi di montagna Kundala, Mudrapuzha e Nallathami.
E’ situato in un’area di 24.000 ettari di piantagioni di tè che si estendono a perdita d’occhio.  Le tenute fondate dagli inglesi nel 1878, erano un tempo il resort estivo del governo britannico dell’India del sud.
La più importante piantagione nelle high ranges oggi appartiene alla TATA TEA che controlla quasi ogni servizio pubblico nella zona.
L’agglomerato di Munnar non ha molto di rilevante se non il Museo del Tè, un tempietto induista colorato che si raggiunge dopo una rapida scalinata e il pittoresco e curioso High Ranges Club, fatto di vimini e teak, che funge ancora da centro sociale per i coltivatori di Munnar: con il suo tradizionale  gentlemen’s bar conserva un’originale atmosfera d’altri tempi.
Il TATA TEA MUSEUM, situato a circa 1 km e mezzo a nord della città, offre una interessante visita attraverso una vera e propria manifattura di tè. Il percorso prevede di assistere a tutti i passaggi del procedimento di base della produzione del tè e si conclude con un assaggio di un bicchierino di tè bollente.
Nella sale si trovano inoltre esposte una collezione di oggetti di periodo coloniale tra cui alcune fotografie e un rullo per la lavorazione delle foglie di tè risalente al 1905.
Munnar rimane comunque una popolare destinazione per i turisti del Tamil Nadu e del Kerala. Per questo motivo la cittadina e i suoi dintorni hanno visto il proliferare di hotels, ristoranti e centri commerciali.
Ciò nonostante le aree un po’ più lontane dal centro città rimangono relativamente intoccate e le dolci colline offrono eccellenti percorsi per bici e camminate.
Merita un’escursione di almeno 2 giorni l’ERAVIKULAM NATIONAL PARK, a 16 km da Munnar; all’interno del parco l’Anaimudi Mountain (che significa testa di elefante) con i 2695 metri di altezza è la cima più alta a sud dell’Himalaya e fornisce un’ottima opportunità di trekking. Il parco è inoltre uno dei meglio gestiti di tutta l’India.
Il nostro consiglio è di non alloggiare nel centro del paese ma di trovare una soluzione più tranquilla e di fare un’esperienza più a contatto con la natura come il Nature Zone Jungle Resort.
Il resort si raggiunge con un fuoristrada dopo circa un’ora di sterrato accidentato in mezzo alle coltivazioni di tè. Improvvisamente ci si trova in una radura montuosa da cui si gode di uno straordinario panorama su un’ampia distesa di verdi colline. Piccoli sentieri tra gli alti arbusti conducono alle 5 incantevoli tree house e alle 10 African Royal Safari Tent, tende dotate di ogni comfort antesignane del glamping che va tanto di moda in questi ultimi tempi.
Il resort si trova al di sopra di una grande piantagione di tè. E’ possibile avventurarsi per i sentieri rossi che attraversano le distese di bassi e fitti cespugli di tè lungo le colline. Il ristorante del resort offre un’ottima cena servita a buffet: la qualità e la varietà delle ricette dell’india del sud è degna di essere assaggiata.
Il mattino ci si sveglia tra le nuvole basse nel silenzio di una natura selvaggia in cui solo il cinguettio degli uccelli accompagna il momento della colazione all’aperto sulla terrazza del ristorante.  Il consiglio: ordinare la tipica colazione del sud dell’India: un croccante masala dosa, una crepe di farina di riso, patate e lenticchie cotta al momento sulla piastra incandescente e servita  ripiegata con un ripieno di verdure. Il masala dosa va accompagnato da una irrinunciabile tazza di tè locale.


Per saperne di più:

http://www.munnar.com/

 

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Redazione Agorà Turismo

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N° 02 del 01 febbraio 1990

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