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Salamanca: una passeggiata nel sapere - di Patrizia Simeone

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Siamo giunti a Salamanca in una meraviglioso pomeriggio autunnale in una di quelle giornate in cui il sole avvolge il paesaggio in una morbida luce dorata e trasferisce a tutto ciò che tocca uno straordinario senso di piacevole benessere. In questa magnifica condizione lungo la via che percorrevamo per raggiungere la nostra meta, all’improvviso, si è presentata dinanzi a noi la sagoma della città adagiata sul fianco della collina oltre il fiume Tormes. Il suo profilo elegantemente altero ci ha procurato un’emozione davvero speciale soprattutto per  l’armoniosità della sua composizione fatta di palazzi, chiese, torri e  volumi nel quale troneggiava la possente mole della Cattedrale. Insomma da subito ci siamo innamorati di questa città bellissima cui meritoriamente l’UNESCO ha reso omaggio inserendola sin dal 1988 nel Patrimonio dell'umanità.
Salamanca è famosa nel mondo soprattutto per la sua prestigiosa Università che è la più antica di Spagna e fu fondata nel XIII secolo durante il regno di Alfonso IX di León; rappresenta uno dei migliori esempi d'architettura rinascimentale della Spagna. Viene considerata nel mondo accademico l’indiscusso santuario del sapere e della cultura e tale pregevole consenso richiama nella cittadina moltissimi giovani delle più diverse nazionalità che conferiscono all’ambiente un vivace clima di fermento culturale declinato tuttavia in quella leggera atmosfera di briosità tipica dei giovani. La nostra conoscenza di Salamanca ha avuto inizio dalla Plaza Mayor, un luogo incredibilmente piacevole e sede dei principali accadimenti sociali della città. Stiamo parlando di una vera e propria perla del periodo barocco, realizzata nel XVIII secolo per volontà di Filippo V di Borbone, interamente contenuta all’interno di uno spazio di forma quadrata sul quale si affacciano importanti palazzi con eleganti porticati ad arcate che avvolgono lo sguardo estasiato del visitatore. Uno dei suoi edifici più imponenti è quello sede del Municipio, in spagnolo l'Ayuntamiento, anch’esso in stile barocco, realizzato in una struttura a cinque archi in granito sulla quale svetta il campanile; sulla sua facciata riccamente decorata spiccano anche i medaglioni di importanti re di Spagna. La piazza ci è risultata molto godibile e ricca di vita soprattutto intorno ai tavolini dei locali presenti lungo l’intero porticato che durante la sera e ancor di più la notte traboccavano di chiacchiere in libertà espresse nei linguaggi e fonemi più diversi, conferendo all’ambiente quella speciale preziosità propria delle contaminazioni culturali.
Tutt’intorno a questo straordinario luogo, attraverso le vie ed i vicoli che da essa si dipartono abbiamo ammirato le altre pregevoli rarità della cittadina che un po’ per volta si sono svelate a noi offrendosi in un susseguirsi di sorprendenti e piacevolissime scoperte.

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Ci siamo soffermati ammirati dinanzi alla facciata dell'edificio principale dell'Università, le Escuelas Mayores, un capolavoro in arenaria riccamente ornato secondo uno stile tipico della Spagna dei secoli XV e XVI caratterizzato da una lavorazione come quella a filigrana dell’argenteria,  in spagnolo plata e per tale ragione definito plateresco. Con il naso all’insù abbiamo cercato a lungo di individuare in quei fittissimi decori la scultura di una rana accoccolata su un teschio; secondo una tradizione scaramantica diffusa tra gli studenti chi riesce ad individuarne la collocazione avrà una buona sorte nel corso degli studi. Per nostra fortuna non abbiamo più a che fare con le ansie degli esami, perché senza l’aiuto di un gruppo di simpaticissime studentesse non saremmo mai riusciti a capire dove fosse stata sistemata la “ranita” poiché è davvero piccolissima! Sul piazzale antistante l’Università troneggia la statua di Fray Luis de Leon, un illustre accademico e figura centrale della scuola poetica salmantina che fu accusato dal Tribunale dell’Inquisizione per aver tradotto in spagnolo e commentato il Cantico dei Cantici, fu incarcerato nel 1572 dopo aver subito un duro processo durante il quale tenne una strenua difesa della sua innocenza.

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Il nostro girovagare ci ha poi condotti dinanzi ad un edificio unico nel suo genere, la Casa de las Conchas, letteralmente Casa delle conchiglie, realizzata verso la fine del 1500  per volontà di Rodrigo Maldonado, un cavaliere dell'Ordine di Santiago che la volle decorata con il simbolo dei pellegrini di Santiago di Compostela ed infatti sulla facciata dell’edificio di conchiglie ve ne sono addirittura più di 300. Stavamo godendo di una condizione davvero gradevole per la bellezza di quei luoghi quando d’improvviso i nostri occhi sono stati catturati da un riverbero di luce vagamente magico che conferiva agli antichi edifici e palazzi uno straordinario colore dorato; tutto questo era dovuto alla caratteristica del materiale di rivestimento dei palazzi, la pietra di Villamayor, che ossidandosi al tramonto “assume il colore ardente dell'oro vecchio. Quando il sole tramonta è una festa per gli occhi”, secondo una felice espressione di Miguel de Unamuno,  uno dei più grandi intellettuali del XX secolo, grande scrittore e filosofo spagnolo di origine basca che fu rettore dell'Università di Salamanca. Un personaggio davvero straordinario del quale, tra le altre tante memorie, è rimasto il famoso discorso tenuto nell'aula magna dell'Università di Salamanca - nell’ottobre del 1936 in occasione dell'apertura dell'anno accademico coincidente con la Festa della razza - in cui, rivolgendosi al regime di Franco, affermò: "Voi vincerete perché avete la forza bruta ma non convincerete, perché per convincere dovete persuadere. E per persuadere occorre proprio quello che a voi manca, ragione e diritto alla lotta. Io considero inutile esortarvi a pensare alla Spagna. Ho finito". Il giorno stesso de Unamuno fu destituito dalla carica di rettore e posto agli arresti domiciliari morendo pochissimo tempo dopo in rassegnata disperazione e solitudine. 
Dietro la Casa de las Conchas si trova l’Università Pontificia fondata nel 1940 da Papa Pio XII per gli studi di teologia. Percorrere questa zona ci ha dato l’impressione di essere stati catapultati nei secoli passati rivivendo le epoche in cui l’area era dominata da palazzi splendidi e traboccanti di storia, arte e cultura. 

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Verso sera abbiamo voluto integrarci nella vivace vita cittadina condividendo ed apprezzando un’abitudine che i salmantini adorano e cioè gustare le famosissime “tapas” ed i “pinchos”, piccole porzioni di cibo utilizzate come aperitivo o per accompagnare una bibita. Ci siamo quindi diretti verso alcune strade del centro cittadino, fra le quali Gran Via, San Justo o Van Dyck che alcuni studenti ci avevano indicato come luoghi tradizionali per immergersi in questa esperienza gastronomica.  Ed è stata davvero una magnifica opportunità poiché oltre a gustare una varietà di sapori molto diversi e tutti molto interessanti, abbiamo trascorso la serata in un susseguirsi di localini tutti molto carini nei quali ci siamo lasciati trasportare dall’atmosfera un po’ caotica e frenetica in una inarrestabile circolazione tra banconi e tavolini di avventori e camerieri carichi di piattini ricchi di succulente sfiziosità, tra le quali non mancavano mai i gustosissimi chorizo e jamon iberico, prodotti di salumeria specialità del luogo.
A pochi passi dall’Università abbiamo visitato le Cattedrali di Salamanca, il plurale è d’obbligo poiché parliamo di un complesso costituito da due strutture, la Cattedrale Vecchia, in spagnolo Vieja, in stile romanico iniziata nel XII secolo e terminata due secoli dopo e la Cattedrale Nuova, costruita in stile gotico a ridosso della vecchia a partire dal 1513  per volontà di Ferdinando II di Aragona ed anch’essa ultimata più di duecento anni dopo. La Cattedrale Vecchia rappresenta uno dei principali luoghi di culto cattolico della città ed ha come elemento distintivo una torre a forma conica, popolarmente conosciuta come Torre del Gallo. La cattedrale Nuova è adornata sulla facciata da tre archi riccamente decorati e presenta una curiosità, quasi un arcano che attira tantissimi turisti: nella parte bassa del bassorilievo verticale della porta si trova la figura di un astronauta che naviga nello spazio. Dietro ciò che sembrerebbe un mistero degno dei migliori studiosi di ufologia si cela in realtà una spiegazione piuttosto semplice; sembrerebbe, infatti, che quando negli anni ottanta si diede inizio ai lavori di restauro di questa porzione di monumento, la Puerta de Ramos, si decise di inserire nei decori alcuni ricordi del ventesimo secolo, cosicché i restauratori inserirono diverse figure molto originali ma quella che suscita maggiore attenzione è proprio quella dell’astronauta a simboleggiare la modernità dell’era spaziale.
All’uscita della Cattedrale sulla parete dell’edificio di fronte abbiamo notato una lastra marmorea lì collocata in occasione del terzo centenario della morte di Cervantes, che riportava una frase il cui significato pressappoco era che Salamanca fa un incantesimo e fa venir voglia di ritornare a tutto coloro che hanno gustato il piacere di viverci. Abbiamo condiviso appieno il senso di quanto scritto nella targa perché la città è davvero molto bella e sono proprio tanti i monumenti ed i personaggi, soprattutto in campo letterario, che hanno dato lustro e reso famosa Salamanca e che meritano un incontro diretto e personale quale imprescindibile cibo per la mente e per lo spirito.

Per saperne di più:

Per raggiungere Salamanca si può viaggiare con  voli  low cost dall’Italia su Madrid e dall’aeroporto in metropolitana si può arrivare al terminal dei bus dove è possibile utilizzare la compagnia  Auto-Res (sito http://www.avanzabus.com/web/default.aspx).

Per informazioni turistiche:
http://www.spain.info/it/


 

 

Amsterdam in festa - di Romina Liuzza

amsterdam

Arte e cultura danno il via alla prima edizione di Chambres des Canaux.
Vorresti partire questo week end per qualcosa di davvero esclusivo? Ad Amsterdam per festeggiare i 400 anni dei canali è stata organizzata per la prima volta una mostra dal gusto davvero unico. I protagonisti saranno  quindici artisti che legati alla splendida città, esporranno le loro opere nelle più prestigiose dimore storiche cittadine situata lungo i canali, quali la residenza del sindaco e la casa Huis van Brienen. Tra gli artisti partecipanti: Marlene Dumas, Joep van Lieshout, Germaine Kruip, David Claerbout,  Jan Rothuizen e molti altri. Le opere, una più bella dell’altra, sono improntate sull’arte moderna, ma si basano principalmente sulla bellissima natura che avvolge Amsterdam e lo sviluppo del tragitto dei canali, che sin dai tempi più remoti, ha rappresentato lo strumento fondamentale per lo sviluppo dell’economia della città. Per poter accedere alla mostra (iniziata il primo novembre e termina il 17) è necessario acquistare un pass al prezzo di €13,00 presso i Visitor Information Centers della Stazione Centrale di Amsterdam, di Leidseplein e dell'aeroporto di Schiphol, oppure online sul sito www.iamsterdam.com. Riceveranno inoltre una pubblicazione contenente un itinerario consigliato, le descrizioni di ciascuna location e informazioni sugli artisti.

 

Non è tutto però, perché il 2013 rappresenta per Amsterdam un anno molto significativo per una serie di ricorrenze legate alla splendida città. Va segnalata la riapertura nell’aprile scorso del più grande museo nazionale di tutta l’Olanda: il Rijksmuseum che ospita una collezione meravigliosa di dipinti degli antichi mestieri. Il primo maggio invece, ha riaperto il Van Gogh Museum, dopo delicati lavori di ristrutturazione. Per l’occasione è stato festeggiato il quarantesimo anno della fondazione del museo. Il programma per i festeggiamenti ha previsto inoltre, le celebrazioni dei 125 anni della sala da concerto Concertgebouw, dei 175 anni dell'antico zoo Artis, dei 225 anni del palazzo Felix Meritis, nonché del centernario del museo Frans Hals.

Per saperne di più:
Se volete soggiornare in uno splendido hotel, a due passi dal centro di Amsterdam, potreste pensare all’Andaz Amsterdam Prinsengracht che saprà incantarvi per il suo modernissimo arredamento e la gentilezza e disponibilità del personale.
www.amsterdam.prinsengracht.andaz.com

 

A Mauritius il Capodanno arriva due volte - di Giovanna Fidone

Mauritius Cap Malheureux

Vi intristisce il Capodanno freddo e uggioso?  Neve e sci sono contro i vostri principi?
Bene, allora preparate la valigia con costumi, parei, boccaglio e pinne e partite alla volta delle isole Mauritius che proprio perché sono un crocevia di popoli e religioni diverse hanno mantenuto  negli anni un variegato calendario di eventi, feste e celebrazioni che rendono ancora più unica  l'atmosfera che avvolge questa meta vacanziera..

Poste nel cuore dell’Oceano Indiano, le Mauritius sono spesso scelte per le bellezze naturali, le spiagge mozzafiato e il mare  cristallino che permette di dilettarsi in tutti gli sport acquatici. Eppure la caratteristica che colpisce di più è la capacità unica di quest’isola di essere davvero un mix incredibile di differenti culture e tradizioni che coabitano in armonia..
Così anche il Capodanno, una delle feste più importanti e colorate,  è all’insegna del rispetto reciproco. E’ infatti festeggiato ben due volte: l' 1 e il 2 gennaio secondo tipica usanza mauriziana e il 26 dello stesso mese come da tradizione cinese..

Come viene festeggiato? Con fuochi d’artificio, con canti e balli fino a tarda notte sulla spiaggia ma lasciate a casa l’abito da sera: è di rigore il costume e l’infradito per essere davvero alla moda!

In occasione del Capodanno cinese inoltre, i festeggiamenti durano circa una settimana, durante la quale vengono ricordati i defunti e gli antenati con offerte votive e celebrazioni che culminano nella spettacolare Danza del Dragone. Maschere, balli e musica che uniscono tradizioni secolari e sentimenti senza tempo.
Per uno, anzi due, inizi anno da ricordare!

Per saperne di più:
www.tourism-mauritius.mu/it/

 

Germania: alla scoperta dell’antico Palatinato Romano - di Patrizia Simeone

Treviri

Questa splendida regione tedesca più precisamente dal nome di Renania-Palatinato, geograficamente è collocata alla confluenza del fiume Reno e prossima al confine con il Lussemburgo e l’Alsazia. L’area è agevolmente raggiungibile atterrando all’aeroporto di Francoforte e la nostra esperienza è cominciata con un volo partito dall’Italia ancor prima dell’alba ed arrivo in quella regione in una fredda mattinata ancora immersa nel buio della notte. Il nostro spirito di viaggiatori tout-court non è stato minimamente intaccato dall’impatto con le temperature quasi invernali e senza esitazione ci siamo attivati per raggiungere la città di Magonza, in tedesco Mainz, la prima meta del nostro percorso. Questa deliziosa cittadina che emana la serena tranquillità di un borgo di provincia si sviluppa lungo il percorso del fiume Reno e conserva ancora oggi gli importanti segni della sua passata storia nel ruolo di città chiave del Sacro Romano Impero, le cui tracce sono ancora visibili all’interno del suo nucleo storico. Appena giunti in centro, che si è presentato nel piacevole aspetto lindo ed ordinato tipico delle cittadine tedesche, il nostro sguardo è stato immediatamente catturato dalla maestosa mole del Duomo di San Martino che svetta imponente sul panorama cittadino e che costituisce il più alto esempio di architettura sacra romanica. La struttura, infatti, fu realizzata intorno all’anno mille non solo per essere destinata a luogo di culto ma soprattutto per rappresentare il potere della Chiesa cattolica sulla città che per secoli venne esercitato anche nella sfera politica, tant’è che l'arcivescovo di Magonza era un principe elettore, in tedesco Kurfürst, cioè uno dei sette potenti della Germania cui spettava il diritto di eleggere l'imperatore del Sacro Romano Impero. La massiccia costruzione, dalla quale emergono delle guglie appuntite, ci è parsa incredibilmente possente e sembrava assorbire totalmente il panorama della piazza, la Marktplatz e la caratteristica pietra rossa di copertura delle facciate contribuiva ad accentuare la sua austerità. Ammirando tale opera pervenutaci da storie di un passato lontano abbiamo avvertito tutta la sua potenza e siamo stati quasi pervasi da un senso di soggezione; la nostra impressione probabilmente è stata influenzata anche dallo sfondo del cielo nel quale si erano addensate delle grosse nubi di un intenso colore grigio che creavano uno effetto scenografico fatto di rimbalzi di luce e di sinuosi giochi di ombre che tendevano ad amplificare la maestosità della struttura.
Al termine della visita dedicata anche al suo pregevole interno abbiamo assaporato  la vita di questa tranquilla e romantica cittadina facendo una rilassante passeggiata nelle tortuose viuzze del centro storico dove il nostro girovagare senza meta ci ha portato di fronte a scorci incredibilmente affascinanti quali, ad esempio il giardino delle ciliegie, in tedesco Kirschgarten, un angolo davvero pittoresco sul quale prospettano casette dalla caratteristica facciata a graticcio che come per magia ci hanno rimandato ad epoche lontane e fiabesche. E’ stato bello, poi, ammirare l’originale e spiritosa fontana del giovedì grasso, in tedesco Fastnachtsbrunnen, un complesso scultoreo costituito da una varietà di statuine ed allegorie in bronzo ricreanti personaggi carnevaleschi ed è stato ancora più piacevole rimanere stupefatti dinanzi alle spettacolari vetrate realizzate da Marc Chagal a chiusura dei grandi finestroni che illuminano la chiesa di Santo Stefano di Magonza,  nelle quali in un predominante colore azzurro sono state rappresentate scene del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Altro magnifico gioiello della città è il museo dedicato ad uno dei suoi più famosi cittadini, Johann Gutenberg che nel 1450 inventò la stampa a caratteri mobili, che fu una vera e propria rivoluzione nel mondo della comunicazione a vantaggio dell’evoluzione culturale della società dell’epoca. Il Gutenberg Museum, fu realizzato nel 1900 in occasione del cinquecentesimo anniversario della nascita del geniale inventore ed è estremamente interessante poiché espone una ricca collezione della storia della stampa oltre che macchinari di varie epoche, tra i quali spicca la fedele ricostruzione dell'officina di Gutenberg - allestita avvalendosi della documentazione e materiale d’epoca - utilizzata per la stampa delle famose Bibbie che sono la vera chicca del museo. La più antica delle due, risalente al 1455 ed inserita dall'UNESCO nel patrimonio dell'Umanità, fu realizzata con l’impiego di quasi 20 collaboratori che per tre anni consecutivi si dedicarono al completamento dell’opera. Abbiamo avvertito una emozione molto particolare nell’ammirare questo capolavoro che ci è parso straordinario sia per l’eccellente qualità del volume che per le sue pagine di rara bellezza.
La nostra conoscenza della regione Renania-Palatinato è proseguita con la visita della città di Treviri, in tedesco Trier, che sorge sulle rive del fiume Mosella, anch’essa molto godibile e con una storia decisamente prestigiosa trattandosi di una delle città più antiche della Germania. Fu fondata nell'anno 16 a.C. con il nome di Augusta Treverorum durante il regno dell'imperatore romano Augusto ed ancora oggi vi si trovano numerosi monumenti che presentano evidenti tracce di origine romana. Il nostro ingresso in città è avvenuto dal punto di partenza del decumano massimo dell’antica città romana delimitato dalla magnifica Porta Nigra, una portentosa costruzione voluta da Costantino - realizzata con blocchi di arenaria su diversi piani di arcate sovrapposte – che testimonia la mirabile competenza ingegneristica dei romani essendo rimasta intatta nei secoli e riconosciuta dall'UNESCO Patrimonio mondiale dell'Umanità. Considerata il simbolo distintivo della città deve il suo nome al fatto che nel corso del tempo sull’imponente costruzione si è formata una patina di colore scuro che le conferisce un aspetto molto particolare. Intorno all’anno mille, la Porta Nigra divenne luogo di eremitaggio di San Simeone e successivamente fu trasformata in chiesa di cui ancora oggi è possibile rinvenire qualche traccia.
Dopo essere passati attraverso questo straordinario accesso che ci ha riportato ai tempi della gloriosa potenza romana, abbiamo raggiunto il centro cittadino che si è presentato denso di quella gradevole atmosfera dei luoghi che con il tempo si sono arricchiti di splendidi tesori frutto del susseguirsi di varie epoche e di altrettante correnti artistiche sulle quali la città si è conformata ed evoluta. Al centro della piazza, la Hauptmarkt, troneggia la bellissima Croce di Treviri e la fontana barocca di San Pietro; in questo slargo ricchissimo di edifici di splendida fattura non ci è passato inosservato il bellissimo palazzo di colore bianco in stile neogotico, lo Steipe, che ospitava la sala municipale delle feste.  Abbiamo poi visitato il Duomo, il più antico in Germania e frequentatissimo luogo di pellegrinaggio poiché conserva una preziosa reliquia, la Sacra Tunica - che si suppone sia stata indossata da Gesù prima della sua crocifissione - che la leggenda vuole sia stata condotta qui da Elena, madre di Costantino, al ritorno da un pellegrinaggio a Gerusalemme.
Anche Treviri, come Magonza era sede dei Principi elettori di cui la città conserva il magnifico Palazzo risalente al XVII secolo, distinguibile dalla delicata facciata rococò di color rosa adornata da aggraziati decori con inserti dorati ed arricchito da belle statue lungo l’elegante scalone di accesso. Dopo aver ammirato altri magnifici gioielli cittadini, abbiamo concluso la giornata in un simpatico ristorante che accanto al nome recava come logo il fumetto di una patata sorridente; il simbolo era inequivocabile in quanto il menù era composto quasi esclusivamente da piatti a base di patate. Le pietanze da noi scelte sono state davvero gustosissime e l’amabile cenetta ha rappresentato un piacevole coronamento alla giornata trascorsa in questa incantevole e accogliente cittadina.


Per saperne di più:

http://www.guidagermania.com
http://www.viaggio-in-germania.de/info.html

 

Trenino rosso: un modo diverso per godere la montagna

Trenino Bernina

di Patrizia Simeone


Se si ha il desiderio di vivere un’esperienza particolare per scoprire le Alpi e fare il pieno di paesaggi montani spettacolari, il Bernina Express è il mezzo giusto. E’ un treno della compagnia svizzera Ferrovia Retica che quotidianamente copre la tratta, della lunghezza di 61 km, tra Tirano e Saint Moritz  e può rappresentare senza dubbio uno dei modi più originali per andare in montagna. Il suo percorso, infatti, è il più alto dell’intero arco alpino e si inserisce con naturalezza e armoniosità nel meraviglioso paesaggio montano. Tale tratta rappresenta, peraltro, un vero e proprio capolavoro di ingegneria civile, sembra proprio  un prodigio se si considera che stiamo parlando di un’opera pioneristica i cui  lavori furono completati nel lontano 1910, tanto da essere meritoriamente classificata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità, nell’estate del 2008.
Anche noi abbiamo vissuto questa esperienza ed è stata davvero una giornata fantastica. Con il Trenino Rosso, nome derivatogli dal colore dei suoi vagoni, abbiamo avuto la possibilità di passare alcune ore a stretto contatto con la natura in un contesto piacevolmente rilassante mentre, lasciandoci cullare dal rollio del treno, abbiamo goduto della straordinaria bellezza della natura e dei panorami mozzafiato che cambiavano ad ogni curva. Attraverso i finestrini del treno, respirando il profumo della natura, siamo stati rapiti da un susseguirsi di boschi e  vallate da fiaba, piccoli villaggi montani, fiori dai più svariati colori, specchi d’acqua scintillanti in alternanza a distese di paesaggi innevati, ghiacciai spettacolari e cime altissime, che tutt’insieme ci hanno procurato un gran senso di benessere.

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La nostra escursione è partita da Tirano, a 429 m.s.l.m., dove abbiamo dedicato un po’ del nostro tempo alla visita della cittadina passeggiando per le vie del nucleo storico ed intorno alla piazza della Madonna di Tirano, che ospita un maestoso santuario costruito dopo l’apparizione della Vergine nel 1500. Una volta saliti in treno, il viaggio è iniziato con l’attraversamento del centro cittadino come un vero e proprio tram per poi proseguire verso la valle di Poschiavo, costeggiando  la strada vallare e il suo torrente. In uno scenario meraviglioso, abbiamo cominciato a percorrere il famoso viadotto di forma elicoidale di 70 metri di raggio – una delle icone  delle Ferrovia Retica -   che,  in uno spazio molto ristretto, permette di superare una pendenza del 70 per mille per raggiungere la stazione di Brusio, dalla quale è possibile ammirare il superbo campanile della chiesetta di San Romerio. Subito dopo il trenino ha cominciato ad inerpicarsi lungo la valle tra incantevoli paesaggi boschivi e rilassanti scorci montani con case tipicamente alpine fino a raggiungere il Passo del Bernina; alla fermata della stazione di Cavaglia abbiamo avuto la possibilità di scendere dal treno per una manciata di minuti e scattare qualche foto ai bei paesaggi intorno oltre che respirare una freschissima aria di alta quota.

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Dopo una serie di altri tornanti ed altrettanti ambienti spettacolari con atmosfere magiche, siamo giunti alla Stazione più alta della ferrovia retica, quella di Ospizio Bernina che prende il nome dal rifugio situato sul valico del passo a quota 2.253 m.; in questa area a ridosso di un bellissimo ghiacciaio abbiamo ammirato il favoloso panorama di due specchi d’acqua che si presentano  di un colore particolarmente chiaro perché alimentati dalle acque di disgelo delle nevi. Da questo punto abbiamo cominciato a ridiscendere verso Pontresina e quindi verso l’ultima fermata del nostro viaggio, conclusosi alla stazione della elegante ed esclusiva cittadina di Saint Moritz - un luogo pieno di fascino e nota per le sue vetrine di alta moda e per le sue blasonate frequentazioni tanto da essere considerata una delle perle delle Alpi - splendidamente adagiata in uno scenario alpino incastonato tra laghi e montagne.

Per saperne di più:

Ferrovia retica SA Bahnhofstrasse 25 CH-7002 Coira
sito: www.rhb.ch
indirizzo di posta elettronica: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

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